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11/04/2020


19/03/2020

Quando decidiamo di investire i nostri risparmi per realizzare i nostri obiettivi c’è qualcosa che inizialmente non consideriamo e di cui noi esseri umani siamo provvisti: siamo esseri emotivi e sperimentiamo impazienza, confusione, paura, euforia e avidità. È molto facile far prevalere le emozioni negli investimenti finanziari perché i momenti di crescita generano euforia e si è propensi ad aumentarli mentre i periodi di ribasso, ovvero quando si vede scendere gli investimenti, generano ansia e smarrimento e ti fanno pensare che continueranno a scendere. In entrambi i casi si diventa reattivi nel voler prendere decisioni che sembrano avere un senso nel momento. Tuttavia, probabilmente ti pentirai di quelle decisioni in seguito, e non sarai in grado di tornare indietro per prendere decisioni diverse. Per un investitore, soprattutto in momenti di particolare difficoltà, controllare le proprie emozioni è una sfida difficile. La buona notizia è che esiste una “via virtuosa” che consente di tenere le emozioni fuori dal processo di investimento e nel contempo di trasformare in opportunità soprattutto i periodi di discesa dei mercati finanziari. L’esperienza insegna che soprattutto i momenti di ribasso si tradurranno nelle migliori occasioni di investimento per tutti quelli che saranno riusciti ad andare oltre al fotogramma del momento e ad operare con un’ottica di lungo periodo arrivando a guardare l’intero film. Sto parlando della strategia ad ingresso graduale, un modo semplice ma molto efficace che ti permette di seguire il piano di investimento scelto attraverso la gradualità dell’allocazione delle risorse impedendoti di cadere vittima delle tue emozioni e di gestire attivamente l’imprevedibilità generale dei mercati finanziari. I quattro vantaggi principali sono:


06/03/2020

“L’unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa” Questa frase è stata pronunciata da Franklin D. Roosevelt nel 1932 al popolo americano ancora scosso e, per certi versi, disperato a causa della grande crisi del 1929. Come sappiamo, da lì in poi gli Stati Uniti diventarono la più grande economia al mondo. Dopo oltre settant’anni, e soprattutto in questo frangente, quella frase è ancora attuale. In un contesto così surreale in cui il mondo, nella confusione totale, è come se si stia fermando, il sentimento della paura inizia a prendere il sopravvento, condiziona i comportamenti facendoci compiere delle azioni dettate dall’emotività. Aggiungiamo poi che a essere colpiti dal “virus” sono stati anche i mercati finanziari, ed ecco che diventa tutto più complicato.


26/02/2020

I mercati azionari esercitano un indubbio fascino. Molte persone pensano che investire con successo significhi indovinare il momento esatto di acquisto e di vendita. Spesso il richiamo di entrare per anticipare una successiva crescita del mercato o di uscire al momento giusto per anticipare una discesa può tentare diversi investitori. I vantaggi che ci si propone di ottenere dalla tempistica del mercato o market timing sono:

  • maggiori profitti
  • minori perdite
  • evitare la volatilità del mercato
Sostanzialmente questi investitori cercano di battere il mercato con l’astuzia. O almeno così pensano. In realtà, se fosse così facile lo farebbero tutti, ma soprattutto non è detto che si riescano a ottenere risultati migliori. Un esempio concreto ci arriva da Mario e Paolo, due investitori che rispettivamente comprano nel periodo peggiore e migliore. Mario investe in un portafoglio azionario globale ogni anno 10.000 euro nel giorno con il prezzo più alto di mercato dal 2005 al 2018, mentre Paolo investe gli stessi 10.000 euro nel giorno con il prezzo più basso di mercato sempre dal 2005 al 2018. Al 31 dicembre del 2018 Mario, il peggior investitore in market timing, ottiene il 4,8% di rendimento mentre Paolo, il miglior investitore possibile, ottiene il 7,8%. Se allunghiamo il periodo di riferimento, la differenza di rendimento tende ad allinearsi rendendo pressoché indifferente il tempismo. Morale: è sempre il momento giusto per investire. Piuttosto che preoccuparsi della tempistica del mercato, sarebbe più corretto concentrarsi sulle cose che possiamo controllare come:
  • la corretta diversificazione
  • il controllo del rischio
  • il corretto orizzonte temporale utile al raggiungimento degli obiettivi
Nel tempo, i mercati finanziari hanno premiato gli investitori che hanno adottato una prospettiva a lungo termine e sono rimasti fedeli al proprio piano di investimento.
La storia ha dimostrato che, il più delle volte, i rendimenti generati dal rimanere investiti per lungo termine battono i rendimenti generati dal tentativo di anticipare il mercato.
Se consideriamo un orizzonte di cinque anni dal 2004 al 2018 i periodi positivi sono l’85% mentre in un orizzonte di dieci anni sono il 100%. capital group   In definitiva, ciò che conta non è quando investire ma per quanto tempo farlo evitando di entrare e uscire dal mercato a causa di scelte dettate solamente dal percepito o da reazioni emotive di fronte a oscillazioni dei mercati. Questo non significa che investire e dimenticarsene, quanto piuttosto monitorare regolarmente il portafoglio adattandolo nel tempo, man mano che il mercato si muove e le tue esigenze cambiano, facendoti aiutare da un Consulente Finanziario di fiducia a rimanere concentrato sugli obiettivi di lungo termine.   Rosario Daniele Iemulo  


19/02/2020

Qualche giorno fa ho incontrato Vittorio e nel corso del nostro appuntamento mensile mi ha posto una domanda: “Da più parti leggo e sento dire continuamente che i mercati scenderanno, perché non liquidiamo tutto e trasferiamo sul conto la liquidità in attesa di rientrare a prezzi più convenienti?”. Ad essere sincero, è da diversi anni che mi sento fare questa domanda da tanti risparmiatori. È umano pensarla così, le persone da una parte vogliono prendersi il rischio al rialzo mentre dall’altra vogliono essere protetti dal rischio del ribasso. La liquidità in conto fa sentire bene e ci protegge, ma purtroppo non cresce di valore. Quando si tratta di investire, un ruolo importante lo gioca la sfera emotiva e il sovraccarico di informazioni dell’era moderna, veicolato da TV, stampa specializzata, forum finanziari e social non aiuta, anzi, ha condizionato e continua a condizionare buona parte dei risparmiatori nelle scelte di investimento. Sarebbe interessante capire se questo eccesso di informazioni li abbia aiutati a migliorare le loro performance degli investimenti. Diversi studi dimostrano che rimanere investiti nei mercati finanziari risulta essere la scelta migliore, perché nel lungo termine i rendimenti arrivano.   grafico Nel grafico è riportata la performance annualizzata dell'MSCI World in percentuale nel periodo gennaio 1999 - marzo 2019 in quattro diverse casistiche. Un investitore che avesse mantenuto l’investimento ininterrottamente per tutto il periodo indicato avrebbe realizzato più del doppio dei guadagni di un investitore che avesse "mancato" anche solo i migliori 10 giorni di mercato. Se avesse mancato i 40, o addirittura 70, dei migliori giorni, i rendimenti sarebbero stati negativi. Cercare di evitare una discesa apportando cambiamenti drastici nell'allocazione delle risorse attraverso l’uscita dal mercato può causare danni ai risultati di investimento a lungo termine, ma soprattutto pone l’investitore a compiere un’ulteriore “azione” per decidere quando rientrare. È proprio questo il punto, disinvestire e lasciare i soldi sul conto potrebbe essere una decisione facile, ma non è altrettanto facile decidere quando rientrare perché se i prezzi dovessero scendere ci si aspetta che continuino a scendere ma nel frattempo il prezzo ricomincia a salire senza essere riusciti a rientrare. Quindi il tentativo di evitare la volatilità del mercato nel breve termine difficilmente si tramuta in una mossa saggia a lungo termine perché il lungo termine favorisce coloro che rimangono investiti. Mi piace condividere l’esempio del fondo Magellan perché ci dà un’idea di come le scelte emotive incidano sui ritorni in termine di rendimento. Peter Lynch, gestore del Fondo Magellan presso Fidelity Investments, tra il 1977 e il 1990, ha registrato un rendimento medio del 29,2%. battendo lo S&P 500 per ben 11 volte su 13. Peter Lynch, era stato definito dal Wall Street Journal come “un genio” e “un mago degli investimenti”.

Secondo te in che modo Peter Lynch ha realizzato questa straordinaria performance? Investiva in azioni esattamente al momento giusto e poi le vendeva quando i loro prezzi aumentavano?
Non aveva a disposizione la sfera di cristallo per fare questo ma al contrario seguiva una strategia e riteneva che i maggiori rendimenti dovessero realizzarsi investendo a lungo termine ed il prezzo era considerato una variabile poco importante. Quello che contava era il tempo nel valutarne il ritorno. Tuttavia, nonostante la rimarcabile performance del fondo, oltre il 50% degli investitori ha perso soldi perché, pur avendo investito nel miglior fondo della storia, l’investitore medio è stato fortemente danneggiato dagli effetti negativi dell’emotività e dall’entrare ed uscire nei momenti sbagliati. 
Tutte le volte che pensi di uscire dal mercato chiediti sempre se i tuoi obiettivi sono cambiati e se l’investimento finanziario fa per te.
Se la risposta a queste due domande è sì, allora la cosa migliore da fare è rimanere aderente al tuo piano di investimento e seguirlo magari effettuando degli aggiustamenti tattici per evitare di essere preso in contropiede quando si verificheranno discese dei mercati. Investire i propri risparmi non è un servizio accessorio, ma una scelta fondamentale perché da un corretto impiego di questi molto spesso dipende il benessere futuro di una persona o famiglia. Per tale motivo è fondamentale stabilire bene per cosa si investe, determinare il giusto tempo per far maturare i rendimenti ed implementare un piano di investimento che possa resistere anche alle intemperie momentanee che ci saranno sempre. Allo stesso modo è importante farsi affiancare da un consulente finanziario di fiducia perché potrà fornirti una visione più ampia aiutandoti a raggiungere i tuoi obiettivi.   Rosario Daniele Iemulo  


12/02/2020

“Caro figlio, quando inizierai a lavorare la prima cosa a cui dovrai pensare è mettere da parte i soldi per comprarti la casa.” A quanti di voi risuona familiare questa frase? Probabilmente a tanti perché da sempre in Italia è presente la cultura del bene immobile come prima forma di investimento. Idea tramandata di generazione in generazione e, in molti casi, anche la quasi totalità dei risparmi è stata destinata in tale asset. Ecco che, negli anni, gli immobili all’interno di tutta la ricchezza degli italiani sono arrivati ad avere un peso superiore al 50%. Questo dato è confermato dall’ultima indagine della Banca d’Italia dove emerge che, stante la ricchezza totale di 9.743 miliardi di euro, 5.246 miliari sono rappresentati da immobili. Negli over 60 la percentuale di possesso di un’abitazione arriva all’80% mentre nelle famiglie di un under 35 la percentuale si aggira attorno al 40%. C’è sempre stata la convinzione di considerare l’investimento immobiliare come “bene rifugio” perché ti protegge dall’inflazione, perché si vede e questo psicologicamente appaga le persone, non tradisce mai, consente di dormire tranquillo, permette di ottenere una buona rendita e soprattutto di conseguire una buona rivalutazione. Tutto questo è stato vero per decenni, fino al 2008 circa. La casa rappresentava la soluzione perfetta per l’impiego dei risparmi.


05/02/2020

Gli investimenti vengono generalmente effettuati nel tentativo di raggiungere obiettivi di vita e realizzare sogni per cui si rinuncia ad un consumo attuale per avere benefici futuri. Nel mondo finanziario le decisioni di investimento dovrebbero essere basate su diversi fattori logici-razionali, ma nella stragrande maggioranza sono guidate da fattori emotivi e psicologici a volte incompatibili con gli obiettivi finanziari a lungo termine. Ecco che, invece di portare tranquillità, le decisioni di investimento sono spesso complesse e confuse e possono portare a sentimenti come angoscia, preoccupazione, ansia o avidità. Tutti questi aspetti affliggono le menti degli investitori e, man mano che la ricchezza si accumula, il numero delle decisioni aumenta di anno in anno. Diventa sempre più complesso e il costo di una decisione sbagliata può cambiare la vita.   “Compro una casa che si rivaluta sempre… ma quanto mi rende realmente con tutte le tasse da pagare?” “Rimango liquido… ma come faccio a sapere quando è il momento migliore per entrare?” “Non mi fido delle banche… metto tutto sotto il materasso?” “Faccio tutto da solo così decido io come investire i miei risparmi… ma qual è il costo di questa decisione?” “I mercati scendono… vendo tutto oppure compro?” “Cerco un investimento tranquillo che mi dia il 3% senza il rischio di perdere il capitale… ma esiste?”


29/01/2020

Siete davanti al vostro pc e, dopo aver premuto il tasto “invio” per avviare la ricerca, guardate con ansia spasmodica la rotellina di caricamento della pagina. 


21/01/2020

Sabato scorso ero in libreria con mio figlio Tommaso di 7 anni per comprare un libro per bambini da leggere la sera prima di andare a letto. Tra tutte le proposte presenti, ho notato una piccola sezione di libri game; sono subito riaffiorati nella mia mente i ricordi della mia adolescenza quando i libri game erano di moda. Trascorrevo principalmente le estati con questo genere di lettura abbinata al gioco la cui serie più popolare è stata quella di Lupo Solitario. Se anche tu hai vissuto da adolescente gli anni ’80-’90 probabilmente ti ricorderai di questo genere di libri che lasciavano al lettore la possibilità di effettuare delle scelte durante la lettura determinando il successo o l’insuccesso della storia. Anche nei libri di oggi dello stesso genere i possibili risultati sono diversi, ma la prima decisione che viene presa indica la strada dell’intero viaggio e influenzerà le scelte successive. Così come nei libri game dobbiamo fare delle scelte per andare avanti nella lettura, anche nella vita di tutti i giorni siamo alle prese con delle decisioni da compiere. La soggettività con cui definiamo le dinamiche che guidano i nostri processi decisionali dice molto di noi e della nostra personalità. Ciò che invece accomuna tutti è l’effetto che queste scelte esercitano sulle nostre vite, l’impatto che hanno nell’indirizzare il nostro futuro. Stiamo parlando dell’Effetto Farfalla.


14/01/2020

“Se ho notato qualcosa in questi 60 anni a Wall Street, è che le persone non riescono a prevedere cosa succederà al mercato azionario." - Benjamin Graham Dopo i bilanci di fine anno, arriva il momento delle previsioni, le quali svolgono un ruolo fondamentale soprattutto nelle aziende. Aiutano il management a prendere decisioni basandosi sui dati del passato del presente e sull’analisi delle tendenze future. Un'azienda, per funzionare in modo efficiente, ha bisogno di progettualità e deve cercare con un piano previsionale di ipotecare l’operato futuro. Il processo previsionale è il preludio della pianificazione attraverso cui si mettono in campo le azioni utili al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Il quadro cambia completamente quando ci riferiamo alle previsioni finanziarie e nel settore degli investimenti la storia delle previsioni è molto lunga.